(ABNA24.com) - Nonostante le accuse continuamente rivolte alla Russia, è notoriamente di gran lunga il governo degli Stati Uniti quello che più di ogni altro continua a intervenire in maniera sistematica nel pilotare elezioni oppure colpi di stato in paesi stranieri a seconda dei propri interessi.
Le “interferenze” americane non sono inoltre limitate ai tentativi di influenzare le vicende politiche di paesi rivali o nemici, ma si estendono anche a quelli alleati, come dimostra una recente dichiarazione che avrebbe dovuto rimanere segreta di un importante membro dell’amministrazione Trump a proposito del leader laburista britannico, Jeremy Corbyn.
La rivelazione è stata pubblicata nei giorni scorsi dal Washington Post dopo che il giornale di proprietà del numero uno di Amazon aveva ottenuto alcune registrazioni clandestine delle discussioni intercorse tra il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, e i membri di un’associazione ebraica americana, la “Conference of Presidents of Major American Jewish Organization”.
Quello che l’ex direttore della CIA ha spiegato ai suoi interlocutori nel corso dell’evento è in sostanza l’intenzione del suo governo di impedire che il più importante politico dell’opposizione in Gran Bretagna e, verosimilmente, quello oggi più popolare in assoluto, diventi primo ministro dopo le prossime elezioni in questo paese.
Nel file audio proposto dal Washington Post, un partecipante chiede a Pompeo se, in caso Corbyn fosse eletto alla guida del governo britannico, l’amministrazione Trump “sarebbe disposta a collaborare con noi” per evitare che “la vita degli ebrei nel Regno Unito diventi troppo difficile”. Il riferimento della domanda è alle ridicole accuse di anti-semitismo rivolte da tempo in maniera strumentale all’attuale leadership del “Labour”.
Il capo della diplomazia americana, in ogni caso, ha risposto significativamente in questo modo: “È possibile che Corbyn riesca anche a farsi eleggere. Ciò è plausibile. Ma, dovete sapere, noi non aspetteremo che faccia quelle cose [rendere la vita difficile agli ebrei britannici] prima di reagire. Faremo del nostro meglio”, perché, ha concluso Pompeo, “sarebbe troppo rischioso... e troppo complicato” agire “quando tutto è già accaduto”.
Per chiarire il quadro in cui va inserito questo scambio di battute è necessario sottolineare come le accuse di anti-semitismo contro Corbyn e i vertici del Partito Laburista britannico non abbiano alcun fondamento e i primi a essere consapevoli di ciò sono quegli stessi ambienti che continuano a sollevare la questione. Di conseguenza, l’episodio rivelato dal Washington Post descrive una situazione nella quale una lobby ebraica discute con il responsabile della politica estera americana possibili manovre per impedire a un politico democraticamente eletto di un paese alleato di insediarsi alla guida del governo.
Quello che non è dato conoscere sono le misure che gli Stati Uniti sarebbero pronti ad attuare per ottenere questo risultato e se, tali misure, siano già in fase di implementazione, vista la natura preventiva della minaccia di Pompeo. La risposta a questo secondo interrogativo deve essere con ogni probabilità affermativa. Come già anticipato, da almeno un anno è stata rilanciata la polemica sulle presunte inclinazioni anti-semite dei sostenitori di Corbyn e dello stesso leader laburista, tanto da propagandare il caso come un’autentica piaga che incombe sulla società e la comunità ebraica britannica.
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16 giugno 2019 - 08:52
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- Nonostante le accuse continuamente rivolte alla Russia, è notoriamente di gran lunga il governo degli Stati Uniti quello che più di ogni altro continua a intervenire in maniera sistematica nel pilotare elezioni oppure colpi di stato in paesi stranieri a seconda dei propri interessi.